Flick Off



22 SETTEMBRE 2005

Gioco di squadra... perché no?

  •   Ormai il Cagliari Calcio-Tavolo è una realtà concreta con la quale fare i conti. È una Associazione Sportiva rappresentata da un Direttivo di cinque persone che si avvalgono di altre sei per far funzionare una vera e propria macchina burocratica. Una sorta di realizzazione concreta dell’indipendentismo sardo dal resto dell’Italia subbuteistica. I passi che hanno portato al compimento di una società come quella rossoblu sono stati compiuti in maniera lenta ma assolutamente inesorabile: il numero dei partecipanti è in costante crescita, il livello tecnico di ogni singolo socio tende, nella maggioranza dei casi, al progressivo miglioramento. La politica di valorizzazione dei giovani (come Marco Mulana e Andrea Cardia) rappresenta un ottimo investimento anche in vista della formazione che ci rappresenterà fuori dai confini dell’Isola. In tutto ciò però si sente fortemente la mancanza di una competizione interna a squadre. Un mini campionato a cinque o sei squadre (che presuppobbe dai 25 ai 30 partecipanti assidui) che darebbe esperienza e ulteriore spessore tecnico a tutti. Imparare a giocare in una squadra non è cosa né immediata né facile, ma di estremo fascino oltre che utilissima per chi sarà convocato a rappresentarci nei tornei con il Cagliari Calcio-Tavolo. Il fatto che la nostra formazione si trovi in serie C deriva senz’altro dai limiti tecnici che abbiamo nei confronti delle altre formazioni ma anche dal fatto che i nostri giocatori hanno poca esperienza di «gioco di squadra» e ciò si può rimediare, a mio avviso, con l’istituzione di una competizione a squadre che dia la possibilità di vivere intensamente al singolo il ruolo di «giocatore di un team».

RICCARDO DAMASCO

[ i n d i e t r o ]