Ormai il Cagliari Calcio-Tavolo è una realtà concreta con la quale fare i conti. È una Associazione Sportiva rappresentata
da un Direttivo di cinque persone che si avvalgono di altre sei per far funzionare una vera e propria macchina burocratica. Una sorta di realizzazione
concreta dell’indipendentismo sardo dal resto dell’Italia subbuteistica. I passi che hanno portato al compimento di una società come quella rossoblu
sono stati compiuti in maniera lenta ma assolutamente inesorabile: il numero dei partecipanti è in costante crescita, il livello tecnico di ogni singolo
socio tende, nella maggioranza dei casi, al progressivo miglioramento. La politica di valorizzazione dei giovani (come Marco Mulana e Andrea Cardia) rappresenta
un ottimo investimento anche in vista della formazione che ci rappresenterà fuori dai confini dell’Isola. In tutto ciò però si sente fortemente la mancanza
di una competizione interna a squadre. Un mini campionato a cinque o sei squadre (che presuppobbe dai 25 ai 30 partecipanti assidui) che darebbe esperienza
e ulteriore spessore tecnico a tutti. Imparare a giocare in una squadra non è cosa né immediata né facile, ma di estremo fascino oltre che utilissima per
chi sarà convocato a rappresentarci nei tornei con il Cagliari Calcio-Tavolo. Il fatto che la nostra formazione si trovi in serie C deriva senz’altro dai
limiti tecnici che abbiamo nei confronti delle altre formazioni ma anche dal fatto che i nostri giocatori hanno poca esperienza di «gioco di squadra» e
ciò si può rimediare, a mio avviso, con l’istituzione di una competizione a squadre che dia la possibilità di vivere intensamente al singolo il ruolo di
«giocatore di un team».